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Bagonzo
Il figlio della burla


Diario


11 luglio 2008

Il presente parallelo con la canapa





La canapa è la pianta più bella e versatile che la natura ci abbia donato...
E proprio per questo è diventata illegale!
Le vicende che sto per raccontarvi sono tutte assolutamente documentabili, ma purtroppo sono ai più sconosciute perchè troppo scomode.

Negli anni Trenta la canapa era diventata matura per servire come fonte abbondante di materie prime per numerosi settori dell’industria. Un’industria molto più sostenibile per l’ambiente rispetto a quella che conosciamo. 
Purtroppo si erano già allora costituiti dei grossi interessi che si contrapponevano alla canapa. Con il petrolio si incominciavano a produrre materiali plastici e vernici, e la carta di giornale della catena Hearst era fabbricata a partire dal legno degli alberi con un processo che richiedeva grandi quantità di solventi chimici, forniti dalla industria chimica Du Pont.
La Du Pont e la catena di giornali Hearst quindi si coalizzarono con le grandi industrie petrolifere. Con una martellante campagna di stampa durata anni la cannabis, chiamata da allora con il nome di "marijuana", venne accusata di essere responsabile di tutti i delitti più efferati riportati dalla cronaca del tempo.
Ho avuto la fortuna di vedere un video diffuso negli USA degli anni trenta dove si mostravano gli effetti della marijuana; ve lo racconto: un ragazzo che si trova ad una festa fuma uno spinello e dopo pochi minuti perde il controllo, uccide i suoi amici e si butta dalla finestra.
Questa era la campagna diffamatoria nei confronti di una pianta che, innanzitutto non veniva utilizzata come droga (l'uso consumistico si è sviluppato solo dopo il proibizionismo), e che anche nel caso di tale utilizzo ha degli effetti molto blandi.

Nel 1937 venne approvata una legge che proibiva la coltivazione di qualsiasi tipo di canapa. Dagli USA la legge proibizionista venne esportata, insieme agli interessi delle multinazionali, in pochi anni in tutto l'occidente ed in parte dell'oriente.
Da notare che non venne proibita solo la canapa ricca di resina, che è quella da cui si può ricavare la droga, ma anche la normale canapa coltivata che invece non ha nessun tipo di effetto allucinogeno ed ancora che l’unico proibizionismo che ha veramente funzionato è stato quello nei confronti della canapa per uso industriale, visto che l'uso consumistico continua ad aumentare.


Da questa pianta magnifica si ricavano innumerevoli cose: dalla resina un materiale simile alla plastica (uno dei materiali più inquinanti derivato dal petrolio) ma assolutamente biodegradabile; dal fusto una carta di ottima qualità che potrebbe sostituire quella ricavata dagli alberi e quindi ridurrebbe drasticamente il problema del disboscamento poichè una coltivazione della durata di tre mesi e mezzo di canapa produce una biomassa quattro volte maggiore di quella prodotta dalla stessa superficie di bosco in un anno; dall'olio dei semi un carburante (il bioetanolo di canapa) già usato da Henry Ford negli anni trenta che ridurrebbe l'inquinamento automobilistico al minimo; dalle fibre un tessuto simile al cotone (la pianta del cotone ha bisogno di moltissimi pesticidi, la canapa no); da essa si ricavano inoltre molti farmaci poichè, a seconda delle dosi, questa ha un effetto rilassante, decontraente, anestetizzante e senza controindicazioni particolarmente rilevanti, contrariamente a molti dei farmaci che utilizziamo quotidianamente, ed infine i semi sono ricchi di proteine e, secondo alcuni importanti studiosi, potrebbero essere dati come integratori ai bambini del terzo mondo che ne sono carenti. 

Nel nostro mondo quando si parla di canapa la si intende come droga e questo è sbagliatissimo! Fumarla è solo il più stupido dei molteplici utilizzi che questa pianta può avere!
Capisco che per una persona che non ha mai sentito nulla di quello che ho scritto tutto questo può sembrare assurdo ma ripeto: è tutto assolutamente documentato, basta cercare. 
Io credo che se negli anni trenta la canapa avesse vinto la concorrenza della lobby formata da industrie del petrolio, della carta e chimiche, oggi vivremmo in un presente migliore.

P.S. La canapa è come il maiale: non si butta via niente!


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6 febbraio 2008

Sull'orlo del baratro /2




Il petrolio tra non molto tempo finirà e quindi dovremo utilizzare inevitabilmente altre fonti di energia.
Io sono convinto che il petrolio vada abbandonato subito, senza aspettare che finisca, poichè le conseguenze del suo utilizzo per il nostro pianeta sono sempre più allarmanti.
Ora però vorrei provare a ragionare da politico e non da ambientalista.

Se io fossi il candidato presidente alle prossime elezioni baserei la mia campagna elettorale e quindi poi il programma di governo, sulla lotta all'inquinamento, la ricerca verso fonti di energia alternative e su di un urbanistica più attenta alla natura; ma questo non perchè sono un ambientalista, bensì perchè mi converrebbe!
Vengo ora ad analizzare alcuni dei giovamenti che trarrei da questo programma politico.
In campagna elettorale guadagnerei una buona fetta di elettorato trasversale poichè sono sempre di più coloro che si interessano al problema ambientale ed inoltre darei di me l' immagine di una persona pulita e lontana dall' influenza dei poteri forti (multinazionali, confindustria, etc..).
Una volta eletto stanzierei molti fondi per la ricerca nel campo delle nuove energie e della riduzione delle emissioni di CO2 e lo farei sicuro di avere un ritorno economico molto positivo, poichè se è vero come è vero che il petrolio finirà, tra non molto si dovrà imprescindibilmente ricorrere a nuove fonti di energia e la nazione che in questo campo avrà ottenuto, tramite le ricerche, i risultati migliori, esporterà all'intero pianeta le proprie tecnologie guadagnando fama e soldi!
Infine questo successo potrebbe trasformarsi in un volano per lo sviluppo di un paese dalle enormi potenzialità, come il nostro,  che fino ad ora sono rimaste sopite od inespresse ed inoltre farebbe rifiorire il rispetto e l'ammirazione dei governi e dei cittadini esteri che negli ultimi due decenni abbiamo perso proprio per colpa di una politica fallimentare in tutti i campi.
Questo per dimostrare che anche non avendo a cuore la questione ambientale una politica in tale direzione gioverebbe al paese e sarebbe un buon tornaconto personale.

Purtroppo la politica in realtà è al servizio dei veri potenti che non hanno alcun interesse a cambiare le cose....


4 febbraio 2008

Sull'orlo del baratro /1


 

La sfida dell'ambiente è la più importante che ci troveremo a combattere in questo secolo.
Solo 200 anni fa il nostro pianeta era completamente diverso. In migliaia di anni l'uomo era riuscito a cambiare poco e niente sulla terra.
Nel XIX secolo invece c'è stata una grande accelerazione dovuta a i progressi nelle scienze, alla smisurata crescita demografica, all'inurbamento e ad altri fattori che hanno portato enormi cambiamenti dal punto di vista ambientale.
Inizialmente il furore demiurgico dell' homo faber ha fatto si che non ci si rendesse conto che tutti questi cambiamenti avrebbero portato ad un rifiuto da parte della natura, ma ormai da qualche decennio ci si è resi conto che se non si invertono alcune tendenze e non si trovano taluni metodi alternativi, la nostra vita sul pianeta diverrebbe molto problematica o addirittura impossibile.

La gran parte degli studiosi dice che dobbiamo investire nella ricerca, per diminuire le emissioni di CO2 e per cercare nuove fonti di energia pulite.
Questa è sicuramente una delle cose più importanti da fare, ma io cerdo che prima dobbiamo investire nella cultura del cambiamento e del risparmio; dobbiamo cambiare innanzitutto la nostra mentalità e smettere di pensare che la natura è un impedimento per il nostro sviluppo e renderci conto che abbiamo bisogno di essa per vivere. Se prima non rispettiamo la natura e non smettiamo di abbattere migliaia di alberi, di inquinare mari e fiumi e di cementificare tutto, non possiamo parlare di energie alternative pulite; se prima non ci rendiamo conto che l'energia costa denaro a noi e salute al nostro pianeta e non smettiamo di sprecarne inutilmente circa il 35% non possiamo  pretendere di investire nella ricerca.
Io credo insomma che la gran parte della popolazione mondiale, compresa quella occidentale, non si renda ancora conto davvero della situazione ambientale in cui versiamo e di conseguenza neanche della necessità urgente di cambiamento e credo pertanto che la prima battaglia ambientale da compiere sia una battaglia culturale.


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permalink | inviato da bagonzo il 4/2/2008 alle 17:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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