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Bagonzo
Il figlio della burla


Politica


21 giugno 2009

Arrestateci tutti!




Aderisco con convinzione all'iniziativa di disobbedienza civile lanciata da Marco Travaglio.
La legge sulle intercettazioni di cui si discute in questi giorni è una vergogna; limita pesantemente la libertà d'espressione e sopprattutto il diritto dei cittadini di sapere la verità su ciò che accade nel nostro paese.

Marco ed altri giornalisti liberi hanno deciso che qualora la legge in discussione dovesse essere approvata (cosa ormai certa) continueranno a scrivere tutto quello che sanno sui processi, ignorando la nuova legge e cercando di dimostrare dinanzi ad un giudice, qualora venissero denunciati (cosa altrettanto certa), che tale legge è incostituzionale.

Io nel mio piccolo farò lo stesso. Scriverò e copiaincollerò tutto ciò di cui sarò a conoscenza.

DISOBBEDIENZA CIVILE. ARRESTATECI TUTTI!


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17 marzo 2008

NO AL CIVIS!

Pochi anni fa, quando a Bologna governava Guazzaloca, l'opposizione fece ostruzionismo in tutti i modi per bloccare il progetto Civis (filobus elettrico su gomma a guida vincolata) perchè dicevano che non avrebbe risolto il problema della mobilità e sarebbe stato un inutile spreco di denaro. L'opposizione aveva ragione. Peccato che ora che è diventata maggioranza abbia cambiato idea...

La giunta Cofferati infatti ha approvato il progetto e la società Irisbus, che ha vinto la gara d'appalto essendo l'unica partecipante, ha già iniziato i lavori a San Lazzaro, uno dei due capolinea.
Questo civis ha dell'assurdo. E' una tecnologia che è stata rifiutata da tutte le città (soprattutto estere) a cui è stata proposta e come se non bastasse si adatta malissimo alle città medievali come Bologna.

Ecco i motivi per i quali il civis non s'adda fare:

I filobus-civis si muovono senza conducente (anche se necessitano di un assistente alla guida (?) ) seguendo una linea di vernice tracciata sull'asfalto, ma questo tipo di tecnologia non permette di superare i 30 Km/h e necessita di una corsia libera da qualsiasi ostacolo per poter procedere, problema che non sussiste invece per i normali filobus. Nei test svolti questi mezzi hanno mostrato grandi difficoltà nei percorsi stretti e nell'affiancamento alla fermata, che dovrà essere lunga 18 metri ed alta tra i 35 ed i 50 cm per permettere la salita dei disabili, perciò ci vorranno dei grossi lavori di sventramento della città. Sono previsti infatti, espropri coatti di giardini, parcheggi ed alcuni muri pubblici e privati per la realizzazione, inoltre i cavi elettrici di alimentazione al civis verranno arpionati arbitrariamente ad abitazioni private con conseguente trasmissione di vibrazioni agli edifici e danni alle strutture, compresi gli edifici storici ed  i monumenti sul percorso.
Oltre al problema dei cavi elettrici attaccati agli edifici, i lavori si presentano molto invasivi e duraturi. Si dovrà scavare 50 cm per una lunghezza di 18 km e rinforzare il manto stradale (periodicamente!) poichè il filobus-civis pesa il doppio di un normale filobus ed inoltre, usando la tecnologia della guida ottica, passa sempre sulla stessa striscia; tutto questo dovrebbe durare più di tre anni, vi lascio immaginare quanto ne risentirà il traffico.

Per capire quanto sia dannoso ed inutile questo progetto procederò ad un breve elenco di punti a favore dei normali filobus già esistenti e perfettamente funzionanti a Bologna rispetto al civis:  0,67 milioni per vettura contro 1,3 del civis; 38 posti a sedere contro 29, 144 complessivi contro 141; minore altezza e minore larghezza (m. 2,50 contro 2,55); inquinamento elettromagnetico di 1/3 minore; agilità estremamente maggiore.

Tutti questi difetti potrebbero anche essere tollerati se il civis risolvesse i problemi di mobilità a Bologna, ma così non è, poichè tutta questa rete colossale va semplicemente a sostituire, neanche per tutto il percorso, due autobus (19 e 27) certamente tra i più importanti, che però funzionano discretamente.

Il percorso previsto passa proprio sulle vie più belle ed antiche del capoluogo emiliano (San Vitale, Strada maggiore, Rizzoli, Ugo Bassi, San Felice), come si fa ad essere così cechi da non vedere che avrebbe un impatto ambientale-monumentale devastante? Se proprio è impossibile fermare il progetto bisogna assolutamente cambiare il percorso portandolo su vie più larghe e nuove (Irnerio, Mille, Marconi).

Incentivare i mezzi pubblici per ridurre inquinamento e traffico è sempre una cosa meritevole, ma bisogna investire nella giusta direzione.


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11 febbraio 2008

CHI ?????????????




Queste nuove elezioni portano in grembo tutte le contraddizioni ed i problemi non risolti dalla politica della seconda repubblica.
Troppe domande sono rimaste senza risposte od addirittura taciute in questi anni. Ora la domanda più importante è: Chi può finalmente rispondere alle nostre domande?

Chi può affrontare seriamente il problema ambientale ed energetico?
Chi obbligherà a fare la raccolta differenziata i quartieri spagnoli di Napoli, Bari vecchia, Corleone e le fabbriche lombardo-venete?
Chi avrà il coraggio di cancellare la Legge 30 sul precariato?
Chi si occuperà di un'equa ridistribuzione dei redditi e delle risorse?
Chi taglierà drasticamente gli stipendi dei dirigenti della PA e manderà via le innumerevoli mele marce che ne impediscono il corretto funzionamento?
Chi metterà la giustizia in condizione di funzionare al meglio e senza pressioni?
Chi farà applicare il sacrosanto principio per cui la legge è uguale per tutti?
Chi taglierà gli enormi costi della politica?
Chi ha interesse ad approvare una legge dura sul conflitto di interessi?
Chi cancellerà tutte le leggi vergogna del governo Berlusconi?
Chi proporrà una legge democratica sulle telecomunicazioni?
Chi vuole una vera e compiuta libertà d'espressione in un paese dove ci sono troppe cose da nascondere?
Chi obbligherà le banche a comportarsi come istituti di credito e non come istituti di truffa o di usura?
Chi dirà alla chiesa che lo stato pontificio non esiste più e che la nostra è una repubblica laica?
Chi ritirerà le nostre "truppe di pace" dagli scenari di guerra?
Chi dirà agli USA che la base di Vicenza andrebbe spostata di qualche migliaio di kilometri, per esempio in Texas, e che non vogliamo più le loro bombe atomiche nel nostro paese?
Chi farà in modo che venga applicata in tutti i campi la meritocrazia?

Chi ha la voglia ed il coraggio di rispondere a queste ed altre fondamentali domande???
Certamente non i nostri candidati premier!
Attendiamo speranzosi un uomo capace.

P.S. L'attesa però non durerà in eterno...


1 febbraio 2008

Il cavaliere ed i suoi fidi scudieri




Tra novembre e dicembre sembrava che la Cdl fosse arrivata al capolinea...

Casini proclamava da tutti i salotti televisivi che era pronto a creare un terzo polo centrista e che con Berlusconi fosse ormai finita.
Fini declinava l'invito ad entrare nel nuovo partito berlusconiano e non perdeva occasione di lanciare qualche frecciata al Cavaliere.
Berlusconi per tutta risposta prendeva a male parole i suoi alleati definendoli parrucconi, ectoplasmi, congiurati e quant'altro.

Dopo le feste natalizie magicamente, le due pecorelle smarrite ritornano a testa china all'ovile obbedendo, come sempre hanno fatto, al richiamo del padrone.
Fini e Casini si allineano perfettamente alle posizioni del Cavaliere dimenticando tutto quello che avevano detto fino ad allora; solo vane parole.
Come è possibile? Che leader sono? E che uomini sono?

Il bel Piercaltagirone Casini ritratta TUTTE le sue posizioni come se niente fosse.
Solo tre giorni fa affermava che l'unica soluzione alla crisi sarebbe stao un governo temporaneo di larghe intese (magari capeggiato da Marini) pronto a fare delle scelte impopolari per il bene del paese o quantomeno dedito all'approvazione di una nuova legge elettorale. Oggi afferma l'esatto contrario.
Casini è una nullità!

Questi uomini di cera pronti a vendersi per un tozzo di pane, sono i grandi leader politici del nostro paese. Vogliamo davvero metterci nuovamente nelle mani di questi individui?


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27 gennaio 2008

Onore a De Magistris

Dopo Ilda Boccassini anche Luigi De Magistris ha rassegnato le dimissioni dall' A.N.M. (associazione nazionale magistrati), questa è la lettera di dimissioni, è un po' lunga ma vi consiglio di leggerla attentamente e fino in fondo. Vi consiglio inoltre di visitare questo blog stupendo di cui segnalo di seguito il link:  http://toghe.blogspot.com/

Il Pm Luigi De Magistris è una risorsa eccezionale per un'Italia libera e democratica, non lasciamolo solo.


Lettera di dimissioni dall'A.N.M. del Pm di Catanzaro Luigi De Magistris

Già da alcuni mesi avevo deciso – seppur con grande rammarico – di dimettermi dall’Associazione Nazionale Magistrati.
I successivi eventi che mi hanno riguardato, le priorità dettate dai tempi di un processo disciplinare tanto rapido quanto sommario, ingiusto ed iniquo, mi hanno imposto di soprassedere.
Adesso è il tempo che “tutti i nodi vengano al pettine”.
Vado via da un’associazione che non solo non è più in grado di rappresentare adeguatamente i magistrati che quotidianamente esercitano le funzioni, spesso in condizioni proibitive, ma sta – con le condotte ed i comportamenti di questi anni – portando, addirittura, all’affievolimento ed all’indebolimento di quei valori costituzionali che dovrebbero essere il punto di riferimento principale della sua azione.

L’A.N.M. – che storicamente aveva avuto il ruolo di contribuire a concretizzare i valori di indipendenza interna ed esterna della magistratura – negli ultimi anni, con prassi e condotte censurabili ormai sotto gli occhi di tutti, ha contribuito al consolidamento di una magistratura “normalizzata” non sapendo e non volendo “stare vicino” ai tanti colleghi (sicuramente i più “bisognosi”) che dovevano essere sostenuti nelle loro difficili azioni quotidiane spesso in contesti di forte isolamento; ha fatto proprie tendenze e pratiche di lottizzazione attraverso il sistema delle cosiddette correnti; ha contribuito – di fatto – a rendere sempre più arduo l’esercizio di una giurisdizione indipendente che abbia come principale baluardo il principio costituzionale che impone che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge.
L’A.N.M. è divenuta, con il tempo, un luogo di esercizio del potere, con scambi di ruoli tra magistrati che oggi ricoprono incarichi associativi, domani siedono al C.S.M., dopodomani ai vertici del ministero e poi, magari, finito il “giro”, si trovano a ricoprire posti apicali ai vertici degli uffici giudiziari.

È uno spettacolo che per quanto mi riguarda è divenuto riprovevole.
Anche io, per un periodo, ho pensato, lottando non poco come tutti i miei colleghi sanno, di poter contribuire a cambiare, dall’interno, l’associazionismo giudiziario, ma non è possibile non essendoci più alcun margine.
Lascio, pertanto, l’A.N.M., donando il contributo ad associazioni che, nell’impegno quotidiano antimafia, cercano di garantire l’indipendenza concreta della magistratura molto meglio dell’associazionismo giudiziario.
Non vi è dubbio che anche il Consiglio Superiore della Magistratura, composto da membri laici, espressione dei partiti, e membri togati, espressione delle correnti, non può, quindi, non risentire dello stato attuale della politica e della magistratura associata.
I magistrati debbono avere nel cuore e nella mente e praticare nelle loro azioni i principi costituzionali ed essere soggetti solo alla legge.
So bene che all’interno di tutte le correnti dell’A.N.M. vi sono colleghi di prim’ordine, ma questo sistema di funzionamento dell’autogoverno della magistratura lo considero non più tollerabile.

Il C.S.M. deve essere il luogo in cui tutti i magistrati si sentano, effettivamente, garantiti e tutelati dalle costanti minacce alla loro indipendenza.
Non è possibile assistere ad indegne omissioni o interventi inaccettabili dell’A.N.M., come ad esempio negli ultimi mesi, su vicende gravissime che hanno coinvolto magistrati che, in prima linea, cercano di adempiere solo alle loro funzioni: da ultimo, quello che è accaduto ai colleghi di Santa Maria Capua Vetere.
Non parlo delle azioni ed omissioni riprovevoli – da parte anche di magistrati, non solo operanti in Calabria – sulla mia vicenda perché di quello ho riferito alla magistratura ordinaria competente e sono fiducioso che, prima o poi, tutto sarà più chiaro.
Certo, lo spettacolo che mi ha visto in questi giorni protagonista, in un processo disciplinare che mi ha lasciato senza parole, ha contribuito a radicare in me la convinzione che questo sistema ormai è divenuto inaccettabile per tutti quei magistrati che ancora sentono e amano profondamente questo mestiere e che siamo ormai al capolinea.

Io sono orgoglioso – sembrerà paradossale – che questo C.S.M. mi abbia inflitto la censura con trasferimento d’ufficio. Era proprio quello che mi aspettavo. Ed anche scritto, in tempi non sospetti.
Ho già detto, ad un mio amico antiquario, di farmi una bella cornice: dovrò mettere il dispositivo della sentenza dietro la scrivania del mio ufficio ed indicare a tutti quelli che me lo chiederanno le vere ragioni del mio trasferimento.
La mia condanna disciplinare è grave e infondata, nei confronti della stessa farò ricorso alle sezioni unite civili della Suprema Corte di Cassazione confidando in giudici sereni, onesti, imparziali, in poche parole giusti.
La condanna è, poi, talmente priva di fondamento, da ogni punto di vista, che la considero anche inaccettabile.
Mi viene inflitta la censura, devo lasciare Catanzaro ed abbandonare le funzioni di pubblico ministero in sostanza perché non ho informato i miei superiori in alcune circostanze e perché ho secretato un atto solo ed esclusivamente per salvaguardare le indagini ed evitare che vi fossero propalazioni esterne che danneggiassero le inchieste; senza, peraltro, tenere conto delle gravissime ragioni che hanno necessariamente ispirato alcune mie condotte.

Troppo zelo, troppi scrupoli, troppo amore per questo mestiere.
Del resto il procuratore generale che rappresentava l’accusa in giudizio, nel rimproverarmi, definendomi anche birichino, ha detto che concepisco le mie funzioni come una missione.
Ebbene, questa decisione, a mio umile avviso, contribuisce ad affievolire l’indipendenza della magistratura, conduce ad indebolire i valori ed i principi costituzionali, ci trascina verso una magistratura burocratizzata ed impaurita sotto il maglio e la clava del processo disciplinare.
Il rappresentante della Procura generale della Cassazione in udienza, il dr Vito D’Ambrosio, ex politico, il quale per circa dieci anni è stato anche presidente della Giunta della Regione Marche, ha sostenuto, durante il processo, sostanzialmente, che non rappresento, in modo adeguato, il modello di magistrato.
Ed invero, il modello di magistrato al quale mi sono ispirato è quello rappresentato da mio nonno magistrato (che ha subito anche due attentati durante l’espletamento delle funzioni), da mio padre (che ha condotto processi penali di estrema importanza in materia di terrorismo, criminalità organizzata e corruzione), dai miei magistrati affidatari durante il tirocinio, dai tanti colleghi bravi e onesti conosciuti in questi anni, da quello che ho potuto apprendere ed imparare, sulla mia pelle in contesti ambientali anche molto difficili, dall’esperienza professionale nell’esercizio di un mestiere al quale ho dedicato, praticamente, gran parte della mia vita.

Il mio modello è la Costituzione repubblicana, nata dalla resistenza.
Il modello “castale” e del magistrato “burocrate” non mi interessa e non mi apparterrà mai, nessuna “quarantena” in altri uffici, nessun “trattamento di recupero” nelle pur nobili funzioni giudicanti, potrà mutare i miei valori, né potrà far flettere, nemmeno di un centimetro, la mia schiena.
Sarò sempre lo stesso, forse, debbo a questo appunto ammetterlo, un magistrato che per il “sistema” è “deviato ed eversivo”.
Pertanto, questa sentenza è, per me, la conferma di quello che ho visto in questi anni ed un importante riscontro professionale alla bontà del mio lavoro.
Certo è una sentenza che nella sua profonda ingiustizia è anche intrinsecamente mortificante.
Imporre ad un pubblico ministero, che si sa che ha sempre professato e praticato l’amore immenso per quel mestiere, di non poterlo più fare – sol perché ha “osato”, in pratica, indagare un sistema devastante di corruzione e cercato di evitare che una “rete collusiva” ostacolasse il proprio lavoro e, quindi, condannandolo per avere, in definitiva, rispettato la legge – è un po’ come dire ad un chirurgo che non può più operare, ad un giornalista di inchiesta che deve occuparsi di fiere in campagna, ad un investigatore di polizia giudiziaria che deve pensare ai servizi amministrativi.

Farò di tutto, con passione ed entusiasmo intatti, nei prossimi mesi, per dimostrare quanto ingiusta e grave sia stata questa sentenza e che danno immane abbia prodotto per l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati, ed anche e soprattutto per la Calabria, una terra (che continuerò sempre ad amare comunque finisca questa “storia”) che aveva bisogno di ben altri “segnali” istituzionali.
Lavorerò ancor più alacremente nei prossimi mesi – prima del mio probabile allontanamento “coatto” dalla Calabria – presso la Procura della Repubblica di Catanzaro per condurre a termine le indagini più delicate pendenti.
Non mi sottrarrò ad eventuali dibattiti pubblici anche tra i lavoratori, tra gli operai, tra gli studenti, nei luoghi in cui vi è sofferenza di diritti, per contribuire – da cittadino e da magistrato, con la mia forza interiore – al consolidamento di una coscienza civile e per la realizzazione di un tessuto connettivo sinceramente democratico.
Il Paese deve, comunque, sapere che vi sono ancora magistrati che con onore e dignità offrono una garanzia per la tutela dei diritti di tutti (dei forti e dei deboli allo stesso modo) e che non si faranno né intimidire, né condizionare, da alcun tipo di potere, da nessuna casta, esercitando le funzioni con piena indipendenza ed autonomia, in una tensione ideale e morale costituzionalmente orientata, in ossequio, in primo luogo, all’art. 3 della Costituzione repubblicana.

La lotta per i diritti è dura e forse lo sarà sempre di più nei prossimi mesi: nelle istituzioni e nel Paese vi sono ancora, però, energie e valori, anche importanti.
Si deve costruire una rete di rapporti – fondata sui valori di libertà, uguaglianza e fratellanza – che impedisca all’Italia di crollare definitivamente proprio sul terreno fondamentale dei diritti e della giustizia.
È il momento che ognuno faccia qualcosa – in questa devastante deriva etica e pericoloso decadimento dei valori – divenendo protagonista per contribuire al bene della collettività e del prossimo, non lasciando l’Italia nelle mani di manigoldi, affaristi e faccendieri.

23 gennaio 2008                                                                         Luigi De Magistris


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