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Bagonzo
Il figlio della burla


Pensieri


14 febbraio 2009

La decrescita felice




" Per aver bisogno di comprare tutto ciò che serve a soddisfare i propri bisogni vitali bisogna essere incapaci di tutto. "

Questa frase tratta da un interessantissimo libro che sto leggendo proprio in questi giorni e che consiglio a tutti, "La decrescita felice" di Maurizio Pallante, mi ha molto colpito e mi ha dato da riflettere.

" La sempre maggior dipendenza dalle merci è la conseguenza di una sempre maggiore incapacità di autoprodurre beni.
Il passaggio da un bene ad una merce nella soddisfazione di un bisogno esistenziale, nella società industriale è diventato un fattore di emancipazione e progresso."

E' davvero sintomo di progresso poter acquistare tutto ma non saper fare più nulla?
Pallante sostiene di no ed anzi ci incita all'autoproduzione dei beni (quantomeno di alcuni di essi), una pratica che con troppa facilità abbiamo abbandonato nella società mercantile (poichè basata esclusivamente sullo scambio merce-denaro) in cui viviamo.
I nostri nonni non andavano certo al supermercato per avere il pane, la salsa di pomodoro e la marmellata; facevano tutto da sè. Molti di essi avevano anche un piccolo pezzo di terra dove autoproducevano frutta e verdura per se stessi. Quello che avevano in eccedenza lo regalavano o lo scambiavano con altri beni innestando un circolo virtuoso di dono e reciprocità all'interno della comunità (communitas: cum = con, insieme - munus = dono).

Secondo Pallante l'autoproduzione dei beni ha molti vantaggi, primo fra tutti quello di non far crescere il PIL. Tutto il suo libro tenta infatti di dimostrare che questa crescita del PIL che tanto ossessiona i nostri politici ed in genere la nostra società, non è detto che sia una cosa buona; certamente non migliora la nostra vita, nè accresce la nostra felicità.
Contribuire alla decrescita o meglio alla non-crescita può invece migliorare la nostra vita e quella del nostro pianeta...

La decrescita è innanzitutto uno slogan per indicare la necessità e l'urgenza di una inversione di tendenza rispetto al modello dominante dello sviluppo e della crescita illimitati. Una inversione di tendenza che si rende necessaria per il semplice motivo che l'attuale modello di sviluppo è ecologicamente insostenibile, ingiusto ed incompatibile con il mantenimento della pace.

Per approfondire questo argomento vi consiglio di visitare  www.decrescitafelice.it  e  www.decrescita.it


3 marzo 2008

E' la mediterraneità che ci frega




Leggendo la classifica dei paesi in cui si vive meglio ho elaborato una teoria.
In Italia si sta così male perchè si sta troppo bene...
Mi spiego.

L'Italia ha un territorio meraviglioso e molto vario. Dalla stupenda catena montuosa delle Alpi, alle pianure del nord-est passando per la rigogliosa vegetazione del centro-Italia fino alla terra rossa ed arida del sud, il tutto collegato da un elemento fondamentale quale l'acqua dei nostri numerosi fiumi e del mare più ricco del mondo: il mediterraneo.
Il clima dell'alto mediterraneo è perfetto per lo sviluppo della vita (non solo umana) con i suoi inverni non troppo freddi e le sue estati non troppo calde, la piovosità moderata ed il sole splendente (ultimi cambiamenti eco-climatici esclusi).
La dieta italiana e mediterrnea non ha eguali come apporto energetico, varietà, qualità e soprattutto bontà dei cibi (e dei vini).
  
E' la mediterraneità che ci frega!

Ora, tornando alla classifica dei paesi in cui si vive meglio, i parametri di giudizio per la classifica sono: il reddito pro-capite, il livello di istruzione, la mortalità, la disoccupazione, etc..
Al primo posto c'è l'Islanda, al secondo la Norvegia e tra i primi 20 altri paesi freddi soprattutto del nord-Europa.
In Islanda si vive meglio dell'Italia??????  E' geograficamente impossibile!
Come abbiamo fatto con il nostro magnifico territorio a farci scavalcare da popoli che hanno dovuto lottare da sempre con un clima ostile?

Pensandoci bene, invece, la differenza climatico-territoriale è stata proprio la molla che ha spinto le popolazioni nordiche ad uno sviluppo maggiore.
Queste popolazioni hanno dovuto fare i conti con innumerevoli problemi legati alle colture, all'acqua, all'energia ed ai servizi e quindi hanno dovuto darsi da fare enormemente per trovare le soluzioni migliori ed hanno dovuto abituarsi al rispetto delle regole perchè tutto funzionasse bene.
Noi Italiani invece abbiamo la fortuna (o sfortuna) di avere una situazione climatico-territoriale splendida che ci permette di affrontare la vita con maggiore tranquillità e che a lungo andare ha favorito lo sviluppo della filosofie del "vivi e lascia vivere" e del "chi vuol esser lieto sia che del doman non v'è certezza"  che  hanno lentamente portato allo sfacelo politico-sociale-economico in cui ora ci troviamo.

In Italia più che una rivoluzione ci vorrebbe una glaciazione.  
 


4 gennaio 2008

I nuovi soldati




Se Giuseppe Ungaretti fosse ancora tra noi credo che riscriverebbe una delle sue poesie più belle cambiandone solo il titolo.
I soldati, per fortuna, non sono più una categoria così disagiata; ora però ci sono nuovi soldati.




           Precari

             Si sta come d'autunno
             sugli alberi le foglie.



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17 dicembre 2007

Auguri Maestro




Ieri il maestro Vinicio Capossela ha compiuto 42 anni e per questo ho deciso di celebrarlo semplicemente riportando uno dei suoi testi a me più cari. Sceglierlo è stato difficile visto che non c'è una sola sua canzone che non ami.

Ho scoperto questo grande artista solo 6 anni fa per caso e da allora l'ho seguito in giro per l'Italia dove e quando ho potuto poichè ogni suo concerto è uno spettacolo diverso e memorabile.
Senza esagerare credo di poter affermare che Vinicio è uno dei più grandi artisti di tutti i tempi e certamente il miglior cantautore e musicista vivente.
Spero che grazie al mio blog qualcuno che ancora non lo conosce possa scoprirlo ed innamorarsene come è successo a me.

Musica! 



Morna


di Vinicio Capossela


Nel cielo di cenere affonda
il giorno dentro l'onda
sull'orlo della sera
temo sparirmi anch'io nell'ombra
la notte che viene è un'orchestra
di lucciole e ginestra
tra echi di brindisi e fuochi
vedovo di te
sempre solo sempre a parte abbandonato
quanto più mi allontano lei ritorna
nella pena di una morna

e sull'amore che sento soffia caldo un lamento
e viene dal buio e dal mar
e quant'è grande la notte e il pensiero tuo dentro
nascosto nel buio e nel mar
grido non più
immaginare ancor
tanto qui c'è soltanto vento
e parole di allora

il vento della sera sarà
che bagna e poi s'asciuga
e labbra che ricordano e voce
e carne che si scuote sarà
sarà l'assenza che m'innamora
come m'innamorò
tristezza che non viene da sola
e non viene da ora
ma si nutre e si copre dei giorni
passati in malaora
quando è sprecata la vita
una volta
è sprecata in ogni dove

e sull'amore che sento soffia caldo un lamento
e viene dal buio e dal mar
e quant'è grande la notte e il pensiero tuo dentro
nascosto nel buio e nel mar
grido non più
immaginare ancor
quel che tanto è soltanto
vento e rimpianto di allora

il vento della sera sarà
che bagna e poi s'asciuga
e ancora musica e sorriso sarà
e cuore che non tace
la schiuma dei miei giorni sarà
che si gonfia e poi si spuma
sarà l'anima che torna
nella festa di una morna


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permalink | inviato da bagonzo il 17/12/2007 alle 16:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


10 dicembre 2007

Progresso o regresso ?!?

Esiste un modo corretto di vivere? Qual'è?  Qual'è lo scopo della vita?

Sono domande alle quali si possono dare mille risposte senza però essere mai certi di aver dato quella giusta. Forse lo scopriremo dopo la vita o forse mai, chi morrà vedrà...
Vorrei in questa sede analizzare la cosa da un punto di vista molto pratico esulando dalla teologia e dalla metafisica.

Chi ama scrivere vorrebbe fare lo scrittore, chi ama leggere il lettore, chi ama dipingere il pittore ed è giusto che abbia la possibilità di farlo. Badate bene che quando dico scrittore non lo intendo necessariamente come lavoro, uno se ama scrivere può anche farlo per il proprio piacere, nel suo tempo libero.
Il tempo libero dovrebbe essere la prima aspirazione dell'uomo, poichè è durante il tempo libero che si possono praticare le attività che più ci soddisfano e che ci rendono felici. Non parlo solo di hobby ma di qualsiasi cosa si voglia fare: il padre, il marito, pescare, dormire, cantare, pensare, insomma qualsiasi cosa.
Invece migliaia di anni di storia non ci hanno insegnato niente.

La vita come ce la vogliono far vivere, fa schifo! Ci crediamo liberi ma non lo siamo, o meglio siamo liberi di muoverci ma solo all'interno di schemi predefiniti. 
Bisogna lavorare per produrre, per poi consumare e poter riprodurre. A questo si è ridotto il ciclo della vita. All'interno di questo ciclo abbiamo le nostre libertà: farci o no una famiglia, fare un viaggio ogni tanto, coltivare qualche interesse, etc.. Ma queste attività le possiamo fare solo se e quando il nostro lavoro ce lo permette, se ci da il tempo, la posizione sociale e la possibilità economica ed inoltre le stesse attività sono mediate spesso dallo stress che ci trasciniamo dietro dovuto a mille motivi e che lascia spazio a pochi e fugaci momenti di felicità.
E' a questo che aspiriamo? Questa è la dolce vita nel secolo del progresso e della globalizzazione?

Nel 2007 ci aumentano l'ètà per andare in pensione, questo è il progresso?
Il progresso è trovare un sistema-paese che ci permetta di goderci al meglio la vita.
L'otium deve essere il nostro obiettivo! Il termine ozio nell' antica Grecia indicava infatti un'occupazione principalmente vocata alla speculazione intellettuale ed è contrapposto al concetto di negotium, occuparsi (più per necessità che per scelta) dei propri affari; solo molti secoli dopo l'ozio tanto elogiato dai grandi filosofi antichi ha assunto una flessione negativa.
Dobbiamo lavorare molto meno ed oziare molto di più! Il vero progresso è poter dire che dopo migliaia di anni di duro lavoro siamo riusciti a trovare un giusto compromesso tra otium e negotium, che ognuno potrà fare quello che gli piace (compreso lavorare se è questo che vuole) per la gran parte della unica vita che abbiamo.

Forse penserete che sono scemo, che non è possibile lavorare meno e vivere meglio, che è solo fantasia. Questo perchè, come dicevo prima, siamo abituati a pensare solo entro certi schemi predefiniti.
Il mondo in cui viviamo è andato in questa direzione perchè noi abbiamo voluto così, o meglio ancora pochi uomini importanti nel corso della storia hanno fatto in modo che andasse così, ma siete così ottusi da credere che questa è l'unica direzione possibile? Ce ne sono centinaia!
Prima ancora di immaginare basta guardare le diverse direzioni esistenti oggi, quelle sfuggite alla globalizzazione: gli aborigeni, le tribù africane, i tuareg, alcuni popoli del medio-oriente, i tibetani e molti altri. Oltre a queste ci sono poi le direzioni che non sono state prese da nessuno e quelle che sono state annientate da altre. C'è un infinità di possibilità.

Siamo sicuri che la via occidentale e globalizzata sia quella giusta o quantomeno la migliore?
Io sono convinto di no! Bisogna cercare una nuova via. 
Il problema è che cambiare da questo punto è quasi impossibile, sarebbe più facile ricominciare.


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permalink | inviato da bagonzo il 10/12/2007 alle 18:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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